| Il re si toccò la fronte. Non poteva essere vero. La sua mano percepì il sangue che fluiva dal foro del proiettile. Che cosa era accaduto? Non potevano avergli veramente sparato. Lui era il re! Si sentì per un attimo vacillare, preso più che dal dolore fisico da uno strano rodimento interiore, da una rabbia recondita, repressa, profonda, che voleva eruttare in tutta la sua foga proprio in quell’istante. Reprimere la folla. Perché l’avete fatto!? Io vi ho amato. Io vi ho nutrito. La mia famiglia è la vostra famiglia. Sentiva i cori festanti della folla che si accalcava attorno a lui. Si spintonava, gridava, sputava, urlava come una bestia presa al collo. Era proprio sangue, concluse il re. Qualcuno mi ha sparato a bruciapelo alla tempia. Ma non sto morendo. Non ancora. Vigliacco, fatti almeno vedere! La folla stava scandendo una sorta di grido liberatorio, qualcosa di incomprensibile. Pareva quasi un lamento rabbioso. « Il re è morto, evviva il re! », « Il re è morto, evviva il re! ». Ma che diavolo stanno gridando e cantando, quegli indemoniati!? Io non sono morto! Io sono il vostro re! Così la folla si accalcava, e stringeva, mentre il suo sangue fluiva dal foro di proiettile, e imbrattava la sua lunga veste del deserto. Poi, sentì che lo strattonavano da ogni lato, lo colpivano con mani pesanti e mani piccole, di uomo e di donna, di bambino. Come osate toccarmi!? Io sono il vostro re! Io sono il vostro re! stava ora gridando, mentre la vista iniziava a diventare nebbia oscura. Io sono il vostro… e fece appena in tempo a scorgere nella folla una ragazzina che sventolava la bandiera dell’antico regime. Poi spirò, nel giubilo collettivo. « Il re è morto, evviva il re! », « Il re è morto, evviva il re! ».
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