La Galleria dei Cittadini.

Lo scorso settembre, con alcuni collaboratori, ho elaborato un progetto per la riqualificazione (almeno temporanea) di alcuni edifici abbandonati nel centro della città di Locarno. Questo progetto consisteva nell'organizzazione di una serie di esposizioni d'arte di giovani artisti locarnesi.

Il progetto si intitolava "Citizens Gallery" ovvero "Galleria dei Cittadini".

L'idea di base era quella di focalizzare l'attenzione dei Locarnesi, delle istituzioni medesime e dei media, su uno stato di decadenza della nostra città, la quale assiste inerme all'abbandono di diversi edifici del centro storico.

Lo stato di abbandono di queste aree, così come l'utilizzo di altre abitazioni come meri magazzini, avvia un processo di desertificazione del centro città; ovvero la trasforma in un agglomerato di edifici privo di abitanti; e una città senza cittadini non è una vera città. E' uno spazio morto, un non-luogo che genera altro vuoto attorno a sé. Un vuoto culturale, un vuoto sociale, un vuoto umano.

Il progetto è morto in partenza.

Infatti, proprio quando si iniziava a contattare i proprietari, ci siamo scontrati con un fenomeno del quale ignoravo l'esistenza: la comunione ereditaria, ovvero quando più eredi ricevono in co-proprietà uno stesso stabile e, indecisi sul da farsi, lo lasciano vuoto e così passano i giorni, i mesi e gli anni.

Inoltre, poiché i soggetti proprietari sono multipli e la "gestione" dello spazio è affidata ad una fiduciaria, è addirittura impossibile conoscere i nomi dei proprietari per proporre loro un progetto come il nostro.

Certo, impossibile per un gruppo di individui che vuole migliorare ulteriormente lo stato di salute della propria città, ma forse qualche possibilità di sfondare questo muro di gomma l'avrebbe un'istituzione come il Comune di Locarno, che avrebbe potuto svolgere una funzione attiva quale intermediario. Invece, pur con tutta la sua buona volontà, l’amministrazione ci ha offerto uno spazio espositivo in un locale di sua proprietà.

Il senso del progetto così non viene assolutamente centrato: chiediamo supporto per riattivare degli spazi abbandonati e ci viene risposto di esporre in spazi già attivi.

Come sedersi in un ristorante, ordinare una pizza e vedersi portare un mattone.

Noi volevamo defribrillare questi spazi inerti, affinché fossero di nuovo pieni di vita, pieni di gente… gente che al loro interno si incontrasse, si conoscesse, si scambiasse esperienze e che, in poche parole, creasse quella socialità che porta la vita dove la vita è stata tolta.

 

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