| È una pre-rivista che desidera mostrare o ri-mostrare il Ticino che rimane una volta abbattute le torri della coscienza condivisa e del sapere confezionato. Cittadini intermittenti di un centro che è ovunque altrove raccogliamo i residui, scandagliamo tutta l'area che ci comprende, dai centri agli angoli bui e dimenticati, perché residue non sono solo le realtà abbandonate, sono anche le stesse cose risapute ma ormai logore nel giudizio universale condiviso. Attraverso un occhio ripulitore e disincantato, desideriamo raccontare la terra, le abitudini, i volti. Coscienti che il nostro sguardo è sottomesso alla legge della parzialità, e che parzialità significa compiere delle scelte, scegliamo di “dire il Ticino” in “?” differenti tappe, che sappiano formare un ciclo a suo modo organico, frutto di visioni trasversali: i luoghi, il cibo, le persone, i rifiuti, la frontiera; frammenti immaginari di un percorso che potrà realizzarsi a dipendenza della relazione tra il noi e il voi. Il cantiere, passando attraverso i luoghi del (sopra)vivere, potrà trovare un suo centro nel racconto degli abitanti che – si – rifiutano, e chiudersi nella costruzione di un quando, che è sia domanda, sia ipotesi d'avvenire.
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