2012, il lamento del passato

Lo sentiamo venire da lontano, come un rantolo di bestia o mugghito di mare; un passato che appartiene ai libri di storia, quelli che riposano su banchi di allievi insoddisfatti e vogliosi di mondo «esterno», mentre spieghi ripeti annoti alla lavagna rispieghi inviti a prendere appunti… È qualcosa che si sta insidiando dentro le nostre teste, un lamento quasi, che chiama nuova «vita», vuole riemergere dall’oblio di civiltà passata.

«La sapevano lunga, questi Maya», si sente ripetere oggigiorno, da persone che non sanno di che cosa parlano, non conoscono nemmeno la provienza geografico-territoriale dei Maya, e non li sanno nemmeno inserire nel corretto contesto cronologico… «Già, la sapevano lunga, questi osservatori del cosmo»…

E allora ecco giornali, riviste online, fumetti, romanzi, opere saggistiche che ribattezzano una nuova Era; sconvolgimenti catastrofici e millenaristici da una parte contro chi vorrebbe una rivoluzione del pensiero, un nuovo «Illuminismo del Terzo Millennio», un «cambiamento di coscienza su scala planetaria»…

Così noi, singoli individui pensanti, ci arrabbattiamo tra due estremi opposti, alla ricerca della verità non ancora manifesta…

Lo sentiamo venire da lontano, quel messaggio di «distruzione» o di «speranza», nel quale ognuno travasa suoi timori o aspettative di un avvenire (finalmente) migliore: crolli il mondo, con le sue banche, i suoi pupazzi arricchiti, ripartendo da una neo-preistoria fatta di lealtà…

Urge dirlo: bisogna cambiare qualcosa; affinché il lamento del passato non rimanga tale, evolva in un grido di liberazione e – si spera - di gioia.

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