Gami... che? Gamification!

Nel mondo dei guru e delle grandi teste pensanti delle grandi aziende si sta facendo largo un’idea balzana: i giochi possono fare business. Un pensiero stravagante che si è velocemente trasformato in moda e viene cavalcato un po’ da tutti, da media strategist improvvisati a esperti di finanza.

Il concetto è decisamente interessante, applicare i fondamentii che rendono i videogiochi interessanti e coinvolgenti a modelli di business per renderli altrettanto attraenti. A parte il fumo che si è creato attorno a questa idea vi sono persone e società che l’hanno presa molto sul serio, trasformandola in idee di business vincenti. Alcune tra queste sono foursquare (www.foursquare.com), la piattaforma social che permette di “giocare” con i luoghi reali - uno tra i primi a lanciarsi in attività di questo tipo - modificando il modo di esplorare le città, o Bounchball (http://www.bunchball.com/), una società di consulenza che offre i la sua esperienza a società di servizi on-line che vogliono migliorare l’engagement con i propri clienti e in generale la qualità dei servizi. I concetti della gamification sono stati applicati al marketing (vedi articolo di gennaio) e alla responsabilità sociale.

Si potrebbe allora pensare di fare un passetto ulteriore? Applicare i concetti del game design al lavoro e alla vita quotidiana? Rendere più coinvolgenti e stimolanti attività che sono necessarie, ma spesso mal pensate?

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